bullismo e Arti Marziali

Il bullismo e le Arti Marziali

di Danilo Melandri

Intervista al SiFu Francesco Procaccini, Maestro 6°duan di Arti Marziali e Difesa Personale sul fenomeno.

 

Il cosiddetto bullismo è oggetto di attenzione crescente da parte della società tutta e delle Istituzioni Scolastiche in particolare, a causa del sempre maggiore frequenza di casi, episodici o reiterati, inquadrabili nella cornice di un fenomeno la cui complessità e le cui ricadute sulla psicologia dello studente in età evolutiva sono fonte di giustificata preoccupazione.

Abbiamo intervistato sul tema il SiFu Francesco Procaccini, Maestro di Arti Marziali e Difesa Personale, fondatore e responsabile tecnico della S.I.D.P. – Scuola Italiana Difesa Personale, impegnato in prima linea nel contrastare e soprattutto prevenire il fenomeno.

Maestro Procaccini, cosa si intende effettivamente con il termine “bullismo”?

SiFu Procaccini: Il fenomeno del bullismo è stato studiato formalmente per la prima volta nel 1978 in Norvegia. Il termine bullismo è la traduzione letterale della parola inglese bullying, letteralmente traducibile come “prepotente”, tuttavia la prepotenza è solo una componente del fenomeno, che va inteso nella propria multidimensionalità. Tra le prime definizioni possiamo riportare quella di Dan Olweus, 1978: «Un comportamento aggressivo, finalizzato a provocare danno o disagio da un altro individuo, con un’azione persistente e duratura, che mira deliberatamente a far del male e dalla quale è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime.»

Si tratta di una forma di prepotenza ricorrente e continuativa, in cui la vittima prova sentimenti dolorosi e angoscianti perché perseguitata da parte di uno o più compagni. In quali forme può manifestarsi il fenomeno?

Il bullismo può manifestarsi in forma diretta, con tutti quei comportamenti con cui direttamente si reca danno ad un altro (violenze fisiche) ed indiretta, con atteggiamenti relazionali che mirano all’esclusione e alla marginalizzazione dell’altro. Non trascurabili sono le declinazioni a sfondo sessuale e razzista del bullismo. Di estrema, pericolosa attualità è il “cyberbullismo”, termine con il quale viene intesa la forma di bullismo più evoluta che si serve della tecnologia per insultare e dominare l’altro.

In quale modo le Arti Marziali possono essere di supporto nel combattere il bullismo?

Obiettivo primario è la prevenzione del fenomeno: lo scopo non è quello di praticare le arti marziali per poter acquistare forza fisica e “ripagare i bulli con la stessa moneta” ma quello di acquisire la giusta fiducia in se stessi ed il necessario equilibrio interiore per potersi sottrarre alle sopraffazioni, liberandosi dal ruolo psicologico di “preda”.

Le arti marziali quali strumento quindi per sconfiggere non “il bullo”, ma il bullismo.Un simile approccio sembra essere in effetti proponibile anche ai più giovani, agli studenti.

Esattamente. Come già detto, il bullismo si manifesta prevalentemente, anche se non esclusivamente, in ambito scolastico, ed è proprio con le istituzioni scolastiche che noi, come Scuola di Arti Marziali e Difesa Personale, interagiamo. L’ intento non è quindi certo di creare combattenti o guerrieri, ma di valorizzare le qualità fisiche e mentali degli allievi, rendendoli consci dei rischi che li circondano e trasmettendo loro conoscenze utili ed a volte vitali in situazioni di pericolo, sviluppando al contempo valori quali il rispetto per se stessi ed il prossimo, il coraggio e l’umiltà.L’obiettivo principale è quello di promuovere il benessere psico-fisico agli studenti, con adulti positivi e sensibili nel ruolo di educatori come modelli di riferimento, favorendo un processo di crescita personale che sviluppi un efficace gestione e controllo dell’aggressività sia individuale che di gruppo.

Quindi anche lo studio della Difesa Personale rientra a buon titolo nel processo di prevenzione?

In modo sostanziale: gli allievi, apprendendo i rudimenti dell’autodifesa, aumentano la sicurezza di sé, diminuendo di conseguenza la propria sensazione di vulnerabilità, a benefico vantaggio della propria autostima; vengono incoraggiati a sviluppare le loro caratteristiche positive e le loro abilità, e stimolati al fine di stabilire relazioni sane con i coetanei.

Nel bullismo sappiamo esistono almeno due ruoli, quello del “bullo” e quello della “vittima”. Come si può intervenire in ottica preventiva su entrambe le tipologie di attori?

Un simile percorso formativo, rappresentato dalla cosiddetta “Via Marziale”, si rivela di massima utilità proprio per coloro che manifestano i caratteri propri del potenziale, o manifesto, “bullo”: l’aggressività, la forza e l’energia impiegate in modo distorto ed inadeguato possono essere canalizzate verso un utilizzo più proficuo, tramite un allenamento che permetta di utilizzare tali caratteristiche della propria personalità e darvi sfogo in maniera controllata, imparando a gestirle, in un ambiente che mantiene delle regole ben precise, e rende evidente il valore della cooperazione con i compagni e della crescita condivisa.

E’ prevista una differenziazione nell’approccio in base alle caratteristiche presentate dai giovani allievi, che potrebbero propendere verso uno o l’altro dei due ruoli?

Indispensabilmente. “Dalla parte del bullo” si reinterpreteranno gli stimoli negativi e le provocazioni intentate dal “bullo”, e si porrà l’attenzione sulla disciplina, sul rispetto dell’altro, e sulle regole che spesso i ragazzi richiedono alle figure di riferimento, perché fondamentali nella loro crescita. “Dalla parte della vittima” si enfatizzeranno le potenzialità di ciascuno, evidenziando come non serva essere forti per poter reagire, ma sia invece fondamentale riscoprire le proprie risorse interne ed avere chiaro come nessuno abbia il diritto di ledere la propria “sfera personale” né fisicamente né verbalmente.

Come viene affrontato il concetto di “violenza”, così intimamente correlato al fenomeno del bullismo e insito nel mondo della Arti Marziali?

La violenza viene presentata solo come l’ultimo, estremo rifugio, l’ultima arma utilizzata per non soccombere al bullo, e comunque come una sconfitta per entrambi, aggressore ed aggredito (violenza ultimo rifugio degli incapaci, per dirla con le parole di Isaac Asimov). Sovente, essere in grado di sostenere uno scontro reale è il modo migliore per evitarlo: l’aggressore, da predatore, comprenderà che quella che ha davanti non è una preda facile, e con tutta probabilità, desisterà.

Messaggio estremamente positivo. Grazie Maestro Procaccini per gli interessanti spunti di riflessione.

Grazie a Voi per l’opportunità datami, ancora una volta, di mettere le Arti Marziali al servizio della collettività, manifestando così, davvero, la loro funzione di effettiva utilità.

riferimenti: S.I.D.P.   www.scuolaitalianadifesapersonale.com