Pericolo per l’ambiente, ma in quale mondo viviamo?

Giugno 2018

di Danilo Melandri

La nostra realtà di comportamento sembra ormai incurabile. Abbiamo bruciato, abbattuto, costruito, cementificato e ignorato ogni sorta di sostenibilità dell’ambiente naturale, impegnati in una competizione con la natura chiamata “sviluppo”, quasi a voler migliorare ciò che già era perfetto e quindi non migliorabile per sua stessa struttura, matematica ed aurea. Un mondo da adoperare con cura e rispettare con tribale cultura sì, ma non è questa l’usanza dell’uomo bianco, dello scienziato e dell’imprenditore.

 In linea generale il periodo estivo in Italia è spesso torrido. I mesi centrali sono spesso roventi e vengono commentati dall’informazione rassegnata sudditanza. Le notizie si susseguono raccontando incendi ed emergenze idriche con territori spesso assediati da  fiamme. Notizie per niente fresche che vanno concludendo con la dichiarazione di stato d’emergenza, di calamità naturale, con l’arresto di qualche maledetto incendiario, criminale e deficiente. Eppure l’emergenza non ha origine recente, ma proveniamo da una sequenza di anni sempre più caldi.

Suona distorto cavalcare ora lo spot, ripetere spesso che siamo all’anno zero, di cambiamento delle nostre abitudini, di risparmio dei consumi delle acque, di perdita nella portata degli acquedotti. Sembrerebbe facile ingoiare qualche pasticca di tranquillante per un male che sembra sempre più incurabile anno dopo anno, sovente nel segno del silenzio complice di una variazione climatica dell’intero pianeta di cui siamo causa consapevole, colpevole, complice e quasi compiacente. Il fenomeno è globale e progressivo, ma noi dove siamo stati fino adesso?

Anacronistico  e tardivo, seppur spettacolare, è inoltrarsi oggi tra le falle degli acquedotti. La realtà è altrove.

Quel che accade è il prodotto di un malcostume umano che ha scelto la strada dell’egoismo, della prevaricazione e dello sfruttamento selvaggio del pianeta che lo ospita, unico nei paraggi celesti più prossimi in cui è presente la nostra diversificata e divina forma di vita.

La nostra arte “dell’evoluzione” ora ci presenta il conto dall’alto dei suoi grattacieli, dalle spianate dei supermercati, dalle autostrade intasate, dalle foreste abbattute, dalle petroliere che solcano i mari, dalle microparticelle che impestano il cielo; il tutto costruito per soddisfare i nostri inutili, innaturali, magici, scientifici, tecnologici vizi: potere, profitto, potenza, velocità. Noi non ancora in grado di creare dal nulla la vita anche di un semplice filo d’erba.

La società dei consumi, nel frattempo ha consumato tutto, allontanando il gesto antico che univa l’uomo alla terra, alleggerendo la fatica e inventando lo stress, il logorio della vita moderna, allungando la vita media di pochi a discapito di milioni di altre vite, fregandosene dell’aumento di anidride carbonica, della contaminazione nucleare o chimica, sparando di tutto in cielo, in terra e in ogni luogo, particelle inventate per farci stare meglio così da poter stare peggio in un secondo tempo. L’ecosistema non ci regge più, siamo condannati, consapevoli e contenti.

Storia dell’evoluzione della razza umana, capace di sorprendenti meraviglie quanto di idiozie senza limiti e incomprensibili crudeltà. Ed ecco quindi la siccità, piovuta a ricordarci che siamo ospiti ingombranti da queste parti, continenti che rotolano sul loro asse da ben prima della nostra presenza.

A quanto pare però, siamo la razza più intelligente, nessuna prima di noi aveva inventato i satelliti spia, le creme idratanti, le nuove “stagioni” poliziesche che trasmettono alla tv e tante altre diavolerie legate magari ai fiori, insetti e bacche, non erano mai passate per l’anticamera del cervello.

Da tempo sappiamo che i ghiacci si sciolgono, sia al Nord come al Sud della nostra casa Terra. Chi ha studiato il fenomeno già da decenni ai primi anni 80, e qui ne scrive, sa che la causa siamo noi e non il ciclo di ricicli epocali di origine solare o dovuta al campo magnetico del pianeta. Tutto è cambiato in pochi anni, in pochi anni tutto peggiorerà, ma alla televisione continueranno a dirci che si tratta di un fatto al quale ci si dovrà abituare e chi vivrà vedrà. È manipolazione mediatica, altra cattiva abitudine di chi tira le fila di questa boccheggiante, illusa e pur attonita, moderna società.

Anche quest’anno l’Earth overshoot day è previsto con qualche giorno in anticipo rispetto al passato. Nessuno sa cosa sia? Malissimo!

Morale della favola: le campagne sono a secco, i ghiacciai delle Alpi non ci sono quasi più, le temperature sono salite mediamente di 3,7 °C rispetto a vent’anni fa, ma alle previsioni del tempo consultabili sul telefonino ci si azzecca sempre di più, così sappiamo a che ora riparare la macchina dalla grandine e se la tromba d’aria ci sarà oppure no. Una volta il problema non c’era, ma per fortuna ora ci dice tutto quel diavoletto nello schermo piatto.

E dunque, concludendo, in certe torride estatidove Caronte è sempre più presente, qualcosa si sta muovendo nelle nostre coscienze oppure siamo ormai succubi della nostra era e, d’ora in avanti, continueremo a non fare niente per fermarci, per tornare indietro? Ce lo hanno sussurrato che così facendo l’estinzione è alle porte, ce lo spiega la tv nei suoi documentari sempre più aggiornati.

Documentari che raccontano il triste destino degli Orsi e delle Tigri, di pesci e uccelli, di quegli animali che ci stanno precedendo sul viale del tramonto. La colpa è nostra, chissà se lo sanno?

Mentre le isole di plastica che galleggiano negli oceani, forse loro e qualche consapevole “illuminato” rintanato nel rifugio del suo  “Nuovo Mondo”, ci sopravvivranno… e i monti, spettatori da sempre, si dimenticheranno finalmente di noi.

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