“Nessun ostacolo è piu forte della nostra democrazia”, il Presidente Mattarella e il discorso di fine anno.
di Stefania Carraturo
Sono stati circa undici milioni i telespettatori che hanno assistito all’undicesimo messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Nei quindici minuti del suo discorso, con alle spalle il manifesto del 2 giugno 1946 e accanto una copia della Carta costituzionale, il capo dello Stato ripercorre gli ottant’anni della Repubblica Italiana invitando ognuno di noi all’impegno e alla partecipazione attiva. Il Presidente utilizza non a caso l’espressione “La Repubblica siamo noi” per sottolineare che ogni singolo cittadino, ciascuno col proprio ruolo, ha il compito di curare quotidianamente i valori repubblicani per migliorare il Paese.
Un’ampia parte del discorso è stata consacrata alla pace, attuabile solo se diventa un modo di pensare e di vivere nel rispetto di altri credi, di altre culture senza pretesa alcuna di imporre loro il proprio dominio. Con chiaro riferimento a Papa Leone XIV, richiama l’attenzione sulla necessità di “disarmare” le parole praticando “il dialogo, la pace e la riconciliazione”.
Sono stati toccati altri temi chiave, come il rispetto reciproco, la coesione sociale, il contrasto della criminalità organizzata, ricordando l’esempio di Falcone e Borsellino. Ha inoltre citato i futuri Giochi Olimpici di Milano e Cortina come “un potente antidoto alla violenza giovanile”, ha richiamato l’importanza del sistema previdenziale esteso a tutti e definito l’arte, il cinema, la musica, la letteratura elementi necessari per la crescita dell’identità sociale.
Infine, si rivolge ai giovani invitandoli a non rassegnarsi di fronte ai giudizi di chi li critica e li sprona a scegliere con esigenza e coraggio il proprio futuro, così come ottant’anni fa, con responsabilità e determinazione, i loro coetanei hanno costruito l’Italia moderna.
